La Valle d'Itria

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Nota anche come Valle dei Trulli, si estende tra le province di Bari, Brindisi e Taranto e coincide con la parte meridionale dell'altopiano delle Murge...

Il toponimo "Itria" sembra derivare dal culto orientale della Madonna Odigitria (cioè che indica la vita) importato dai monaci basiliani che nel 977 si insediarono nel territorio, provenienti dai territori dell'Impero Romano d'Oriente.
La Valle d'Itria si caratterizza da una natura rigogliosa con querceti, uliveti, vigneti e da costruzioni bianco calce, che, strato sopra strato, imbianca trulli, masserie e borghi antichi esaltando le decorazioni scultoree.
In senso stretto è la depressione carsica che si estende tra gli abitati di Locorotondo, Cisternino e Martina Franca. La principale peculiarità della valle sono i trulli, tipiche ed esclusive abitazioni in pietra a forma di cono, le masserie e il paesaggio rurale in genere caratterizzato dall'elevato uso della pietra locale utilizzata per costruire muri a secco e dal terreno di colore rosso acceso, tipico della Puglia meridionale.

La flora si compone di tratti di bosco e di macchia mediterranea, alternati a numerosi vigneti da cui si ricava un vino bianco di ottima qualità, tra i quali il Locorotondo DOC ed il Martina Franca DOC, e oliveti secolari dai quali si produce olio di oliva extravergine. Si possono osservare rilevanti aree naturali protette come il Bosco delle Pianelle di Martina Franca e la Selva di Fasano tra i comuni di Locorotondo e Fasano.

La fauna è caratterizzata dalla presenza di lepri, volpi, ricci, pettirossi, falchi e diversi rapaci notturni (civetta, gufo, assiolo e barbagianni)[1]. Presenti anche cinghiali, istrici, gatti selvatici, scoiattoli e daini. Numerose le specie di uccelli migratori di passaggio quali le cicogne bianche, le gru, i germani reali e gli storni.

I numerosi siti archeologici tra i quali il sito archeologico di Pezza Petrosa, grotta di Facciasquata, grotta di Montescotano, Maselli, Ibernia piccola, Carperi, monte d'Alessio, monte le Fergole e Figazzano presso Cisternino, Kailia attuale Ceglie Messapica, Specchia Tarantina a Martina Franca attestano la frequentazione umana nel territorio sin dall'età del bronzo e la fondazione di colonie messapiche poi inglobate dalla magnogreca Taranto e infine confluite nel territorio della Regio II Apulia et Calabria dell'Impero Romano che vide un importante porto nell'antica città romana di Egnazia.


Murgia meridionale
Per la sua indubbia importanza logistica ed economica, la Valle d'Itria fu probabilmente abitata già in epoca Paleolitica (III millennio a.C.). Un altopiano collinare terrazzato, ricco di boschi, pascoli e selvaggina costituiva per i primitivi abitatori una sicura attrattiva. I ritrovamenti archeologici, nelle contrade Grofoleo, Badessa, Monte del Forno ed altre, fanno pensare che la Valle fosse sicuramente abitata già nell'Età del Bronzo finale (fine del II millennio) da comunità japige e messapiche. Nel IV-III secolo a.C. l'influenza di Roma dapprima su Taranto, poi su l'intero territorio, si avvertì forte, per consolidarsi in seguito con la suddivisione dell'agro in centuriazioni e la sua consegna ai soldati, veterani di tante battaglie. Sotto la giurisdizione romana si incrementarono la viticoltura, la cerealicoltura e l'allevamento. Nel periodo imperiale, diventate Brindisi ed Egnazia rilevanti porti commerciali a discapito di Taranto, e con la realizzazione dell'Appia e della Minucia-Traiana che la escludevano dalle più notevoli vie di comunicazione, l'importanza sociale ed economica della Valle d'Itria si affievolì inesorabilmente.

Il Medioevo
Lungo le gravine sono presenti vari insediamenti rupestri di origine alto medievale (V-X secolo), quando la regione visse un periodo di guerra ed incertezza politica ed economica e fu ripetutamente attaccata da popolazioni straniere (prima i Goti, poi i Longobardi e i Saraceni). Il periodo è politicamente complesso: il regno longobardo, con capitale a Benevento, fronteggia l'impero bizantino, mentre Bari è un emirato arabo a partire dall'883 d.C. Tradizionalmente, alle scorrerie dei Goti viene attribuito l'abbandono di Egnazia e la sua ultimissima fase di vita si protrae fino al X-XV secolo, epoca a cui risalgono gli ultimi rinvenimenti di ceramiche. Successivamente, alcune famiglie nei secoli successivi sporadicamente si insediano nelle tombe a camera, riadattate ed ampliate per lo scopo. Il fenomeno verrà poi arginato dalla concentrazione degli abitanti verso Monopoli e Fasano. L'abbandono di Egnazia fu lento e progressivo, e la città sarà poi usata esclusivamente come cava di materiale edilizio di reimpiego per le costruzioni nelle suddette città. Nei pressi di Ceglie Messapica, Ostuni e Villa Castelli sono presenti resti del Limes Bizantino (detto Paretone dei greci) ed una serie di specchie, luoghi d'avvistamento e piazzeforti atte alla difesa del territorio. Un periodo di torpore, quindi, durò fino al V secolo d.C., quando, sospinti ed impauriti dalle orde barbariche (Goti) che invadevano l'anfiteatro tarantino ed il litorale adriatico, modesti gruppi di Bizantini, sfuggiti ai massacri, alle scorrerie ed alle epidemie, vennero a rifugiarsi sulla impervia, ma sicura Murgia. Forse fu allora che i profughi, costretti ad adattarsi ad una nuova vita, non cittadina, ma agreste, svilupparono lentamente una nuova realtà economica, creando i primissimi nuclei di comunità agrarie che con pochi mezzi, tanta tenacia e tantissimo lavoro, crearono le premesse per la costituzione di una civiltà contadina tipica della Murgia.

Con la dominazione longobarda (VI-VII secolo) si consolidarono i primitivi nuclei agrari; in questo sistema organizzativo, invero abbastanza chiuso, intorno all'VIII-IX secolo s'innestò la ventata culturale innovativa del Monachesimo Basiliano. Quest'ultimo apportò allo statico consorzio della Valle d'Itria un certo rinnovamento culturale e religioso con nuove tecniche agrarie. La ventata innovativa orientale migliorò il modus vivendi della popolazione murgiana incentivandone soprattutto l'agricoltura e la pastorizia con la creazione delle prime masserie (dal tardo latino, massa: insieme di fondi, terreni), e da ciò trassero giovamento anche gli scambi economici e i rapporti di comunicazione. Seguirono alterne vicissitudini belliche sulle coste, con invasioni saracene e controffensive longobarde e bizantine: di questo periodo sono le distruzioni di Brindisi (838), Bari (847) ed infine di Taranto (928), che costrinsero nutriti gruppi di popolazioni rivierasche a rifugiarsi sulla boscosa Murgia. Con questi apporti demografici si rivitalizzarono i nuclei abitati più antichi e se ne crearono di nuovi, da cui sarebbero sorti, nei secoli successivi, i primi Casali.


Tetto a forma di cono di un trullo
Intorno al XIV secolo Martina Franca fu eletta comune su ordine del Principe di Taranto Filippo I d'Angiò. Sulle rovine del medioevale luogo di culto della Vergine odigitria, nel 1545 è stato costruito a il Convento dei Cappuccini. Martina insieme a Villa Castelli furono proprietà della famiglia Orsini dal Balzo. Ogni casale nel corso dei secoli ha avuto una storia propria, diversa da quella dei casali vicini. Innegabili sono state, però, le influenze del Principato di Taranto e del mondo ecclesiastico e feudale ben evidenti nei castelli, nelle grandi chiese, nel Palazzo Ducale di Martina Franca.

Età Moderna
Da un punto di vista amministrativo, i comuni della Valle d'Itria vennero inglobati nella Terra di Bari (Locorotondo, Cisternino e Alberobello) e nella Terra d'Otranto (Martina Franca, Ostuni e Ceglie Messapica).

L'economia si è fondata a lungo sulla pastorizia e sull'agricoltura ruotando intorno a piccoli castelli, le masserie fortificate e a villaggi lungo le vie della transumanza, importante per l'allevamento e le attività commerciali con lo spostamento di greggi dall'Abruzzo al Salento attraverso le Murge. Il fenomeno avveniva in autunno lungo antiche vie di comunicazione dette tratturi e carrari in occasione delle quali si organizzavano nei comuni di passaggio fiere di forte fermento economico.

Nel XIX secolo la valle d'Itria fu terra di brigantaggio pre e post unitario. Il 12 gennaio 1818 nel territorio di Li Castelli il prete brigante Ciro Annicchiarico fondatore della "setta dei decisi" e promotore della "repubblica salentina", primo anello rivoluzionario della "repubblica europea", disarmò i fucilieri reali che si recavano ad Ostuni.

Nel Bosco delle Pianelle a Martina Franca trovò rifugio il celebre brigante Carmine Crocco evaso da Brindisi. Mente tra Ostuni, Ceglie Messapica e Cisternino veniva costituita durante il Risorgimento una vendita carbonara, ad opera di Domenico Termetrio di Cisternino, e una sezione della Giovine Italia. Durante questi moti Ostuni fu la prima città della Puglia a innalzare il tricolore.

La Valle d'Itria è stata abitata da piccoli gruppi ebraici totalmente integrati nel tessuto sociale sino alla II guerra mondiale, le leggi razziali del periodo fascista hanno quasi del tutto cancellato le comunità ebraiche della valle

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